#Intervista di Vittorio Lussana Direttore del Periodicoitalianomagazine al Prof.Foad Aodi

Le ‘nuove frontiere’ della medicina del duemila

di Fabrizio Federici
Le 'nuove frontiere' della medicina del duemila

I 7 punti qualificanti del manifesto programmatico ‘Sanità e multiculturalismo’, promosso da Amsi, Umem, ‘Uniti per Unire’, ‘Emergenza sorrisi onlus’ e una fitta rete di associazioni e organizzazioni non governative, per il diritto alla salute universale

Sanità e multiculturalismo’. Questo il tema del manifesto programmatico che Amsi, l’associazione medici di origine straniera in Italia, operante da 16 anni nella difesa dei diritti dei circa 18 mila 500 ‘camici bianchi’ d’origine estera operanti nella penisola e nella promozione di servizi sanitari – soprattutto ambulatori attivi sul territorio – per la salute di immigrati e cittadini italiani e lo scambio internazionale d’esperienze in campo sanitario, ha promosso  insieme alla Confederazione internazionale dell’Unione medica euro-editerranea (Umem), al movimento internazionale ‘Uniti per Unire’, ‘Emergenza sorrisi’ onlus e una ricca rete di Ong, comunità e associazioni varie. Il manifesto viene arricchito giorno dopo giorno con proposte di attualità sollevate in base alle esperienze professionali fatte in vari Paesi e secondo le diverse culture, religioni e specializzazioni, le quali, nell’era della globalizzazione, da un lato evidenziano quale sia, ormai, la dimensione internazionale della medicina, mentre dall’altro, riconoscono il legame tra sanità e conoscenza culturale e religiosa. Ecco, dunque, qui di seguito i punti qualificanti del manifesto:
1) il diritto alla salute universale: i servizi sanitari devono essere assicurati a tutti – italiani e non – indipendentemente dalle possibilità economiche della persona, dallo status amministrativo del paziente (con o senza permesso di soggiorno) e dall’età (tutti i minori, indistintamente, devono poter essere seguiti da un pediatra);
2) sì all’istruzione obbligatoria: è importante assicurarsi che tutti i minori immigrati vadano a scuola con regolarità, senza distinzione di sesso ed età;
3) sì a una maggior prevenzione nelle scuole, contro l’insorgere di crisi ansiose e depressive, dovute a discriminazioni e disagi sociali:
4) no alle cure ‘fai da te’ e alle abitudini che, senza alcuna ragione di salute, danneggiano o mortificano il corpo, come l’infibulazione genitale femminile;
5) sì alla circoncisione in strutture sanitarie pubbliche e private autorizzate, per non finire negli ambulatori clandestini;
6) sì a una maggiore cooperazione internazionale, per assicurare prevenzione e cura nei Paesi in via di sviluppo, ma anche a una legge europea sull’immigrazione, per garantire una vera  politica sovranazionale europea per la gestione dei flussi migratori;
7) sì a un’adeguata programmazione dell’ingresso in Italia dei professionisti della sanità d’origine straniera, in base alle esigenze del mondo del lavoro, e mediante precisi accordi con gli altri Paesi.

Venendo ai problemi più strettamente pratici e deontologici delle professioni sanitarie, il manifesto sottolinea l’importanza dell’aggiornamento professionale per tutti gli operatori della sanità su salute globale, patologie emergenti, impiego dei mediatori interculturali (dei quali occorre senz’altro creare un albo nazionale) e nel rapporto medico-paziente, rispettando quel filo comune esistente tra medicina, cultura e religione. Il tutto con erogazione di ‘crediti Ecm’. Per combattere adeguatamente disoccupazione, sottoccupazione e precariato nella medicina, nonché la ‘fuga dei cervelli’ all’estero, viene proposto, inoltre, un censimento preciso delle professioni sanitarie in Italia e la creazione d’una rete di sportelli (come quella già esistenti di Amsi, UMEM e ‘UxU’) che permetta un miglior incontro tra domanda e offerta tra le professioni sanitarie. Secondo le statistiche dell’Umem, ci sono più di 500 mila medici di origine straniera che esercitano in Europa. E, negli ultimi mesi, sono  aumentate del 35 per cento le richieste di medici italiani di recarsi all’estero e del 50% quelle di altri Paesi che cercano medici italiani e stranieri per lavorare da loro. Infine, si ribadisce come ogni medico abbia diritto a un equo compenso, da fissare attraverso minimi tariffari e si sta pensando a un miglior rapporto degli Ordini dei Medici col territorio, al fine di sviluppare anche i servizi ‘online’ e ogni canale utile a potenziare il rapporto ‘medici-cittadinanza’, potenziando i corsi d’aggiornamento professionale. Un netto ‘no’, in ultimo, viene dichiarato contro la cosiddetta ‘medicina difensiva’: è importante contrastare l’eccesso di analisi prescritte dai medici per evitare denunce o cause legali da parte dei pazienti. Un fenomeno che, oggi, costa annualmente 120 milioni di euro, tra spese legali ed esami clinici spesso inutili, creando un nuovo clima di fiducia e, in prospettiva, una vera e propria ‘alleanza per la salute’ tra medici e pazienti. “Intendiamo fornire il nostro contributo”, dichiara il  professor Foad Aodi, medico fisiatra, presidente e fondatore di Amsi e Umem, appellandosi al Governo Gentiloni e agli albi professionali, “alla sanità italiana e a quella multiculturale con un manifesto che, speriamo, possa migliorare il sistema sanitario nazionale, dando concreti spunti di cooperazione e risultando utile anche ad altri Ordini professionali. Affermare, nelle scelte di tutti i giorni, il legame tra sanità e multiculturalismo”, spiega il professor Aodi, “rappresenta lo strumento migliore per abbattere, da un lato, i muri della paura e contrastare, dall’altro, chiusura e isolamento di certe comunità e di alcuni cittadini immigrati. Il confronto e il dialogo multiculturale e multidisciplinare, da sempre scelte distintive di Amsi, Uniti per Unire e Umem, congiuntamente allo sviluppo di tutti i canali moderni di aggiornamento professionale (telemedicina, gemellaggi, stages e altre iniziative), arricchiscono i contenuti scientifici e propongono un modello di collaborazione veramente innovativo. oltre a combattere”, conclude Aodi, “il mercato degli esseri umani e i casi di  violenza contro donne e bambini durante i ‘viaggi della speranza’ che affrontano gli immigrati”.

‘Sanità e multiculturalismo’. Questo il tema del manifesto programmatico che Amsi, l’associazione medici di origine straniera in Italia, operante da 16 anni nella difesa dei diritti dei circa 18 mila 500 ‘camici bianchi’ d’origine estera operanti nella penisola e nella promozione di servizi sanitari – soprattutto ambulatori attivi sul territorio – per la salute di immigrati e cittadini italiani e lo scambio internazionale d’esperienze in campo sanitario, ha promosso  insieme alla Confederazione internazionale dell’Unione medica euro-editerranea (Umem), al movimento internazionale ‘Uniti per Unire’, ‘Emergenza sorrisi’ onlus e una ricca rete di Ong, comunità e associazioni varie. Il manifesto viene arricchito giorno dopo giorno con proposte di attualità sollevate in base alle esperienze professionali fatte in vari Paesi e secondo le diverse culture, religioni e specializzazioni, le quali, nell’era della globalizzazione, da un lato evidenziano quale sia, ormai, la dimensione internazionale della medicina, mentre dall’altro, riconoscono il legame tra sanità e conoscenza culturale e religiosa. Ecco, dunque, qui di seguito i punti qualificanti del manifesto:
1) il diritto alla salute universale: i servizi sanitari devono essere assicurati a tutti – italiani e non – indipendentemente dalle possibilità economiche della persona, dallo status amministrativo del paziente (con o senza permesso di soggiorno) e dall’età (tutti i minori, indistintamente, devono poter essere seguiti da un pediatra);
2) sì all’istruzione obbligatoria: è importante assicurarsi che tutti i minori immigrati vadano a scuola con regolarità, senza distinzione di sesso ed età;
3) sì a una maggior prevenzione nelle scuole, contro l’insorgere di crisi ansiose e depressive, dovute a discriminazioni e disagi sociali:
4) no alle cure ‘fai da te’ e alle abitudini che, senza alcuna ragione di salute, danneggiano o mortificano il corpo, come l’infibulazione genitale femminile;
5) sì alla circoncisione in strutture sanitarie pubbliche e private autorizzate, per non finire negli ambulatori clandestini;
6) sì a una maggiore cooperazione internazionale, per assicurare prevenzione e cura nei Paesi in via di sviluppo, ma anche a una legge europea sull’immigrazione, per garantire una vera  politica sovranazionale europea per la gestione dei flussi migratori;
7) sì a un’adeguata programmazione dell’ingresso in Italia dei professionisti della sanità d’origine straniera, in base alle esigenze del mondo del lavoro, e mediante precisi accordi con gli altri Paesi.

Venendo ai problemi più strettamente pratici e deontologici delle professioni sanitarie, il manifesto sottolinea l’importanza dell’aggiornamento professionale per tutti gli operatori della sanità su salute globale, patologie emergenti, impiego dei mediatori interculturali (dei quali occorre senz’altro creare un albo nazionale) e nel rapporto medico-paziente, rispettando quel filo comune esistente tra medicina, cultura e religione. Il tutto con erogazione di ‘crediti Ecm’. Per combattere adeguatamente disoccupazione, sottoccupazione e precariato nella medicina, nonché la ‘fuga dei cervelli’ all’estero, viene proposto, inoltre, un censimento preciso delle professioni sanitarie in Italia e la creazione d’una rete di sportelli (come quella già esistenti di Amsi, UMEM e ‘UxU’) che permetta un miglior incontro tra domanda e offerta tra le professioni sanitarie. Secondo le statistiche dell’Umem, ci sono più di 500 mila medici di origine straniera che esercitano in Europa. E, negli ultimi mesi, sono  aumentate del 35 per cento le richieste di medici italiani di recarsi all’estero e del 50% quelle di altri Paesi che cercano medici italiani e stranieri per lavorare da loro. Infine, si ribadisce come ogni medico abbia diritto a un equo compenso, da fissare attraverso minimi tariffari e si sta pensando a un miglior rapporto degli Ordini dei Medici col territorio, al fine di sviluppare anche i servizi ‘online’ e ogni canale utile a potenziare il rapporto ‘medici-cittadinanza’, potenziando i corsi d’aggiornamento professionale. Un netto ‘no’, in ultimo, viene dichiarato contro la cosiddetta ‘medicina difensiva’: è importante contrastare l’eccesso di analisi prescritte dai medici per evitare denunce o cause legali da parte dei pazienti. Un fenomeno che, oggi, costa annualmente 120 milioni di euro, tra spese legali ed esami clinici spesso inutili, creando un nuovo clima di fiducia e, in prospettiva, una vera e propria ‘alleanza per la salute’ tra medici e pazienti. “Intendiamo fornire il nostro contributo”, dichiara il  professor Foad Aodi, medico fisiatra, presidente e fondatore di Amsi e Umem, appellandosi al Governo Gentiloni e agli albi professionali, “alla sanità italiana e a quella multiculturale con un manifesto che, speriamo, possa migliorare il sistema sanitario nazionale, dando concreti spunti di cooperazione e risultando utile anche ad altri Ordini professionali. Affermare, nelle scelte di tutti i giorni, il legame tra sanità e multiculturalismo”, spiega il professor Aodi, “rappresenta lo strumento migliore per abbattere, da un lato, i muri della paura e contrastare, dall’altro, chiusura e isolamento di certe comunità e di alcuni cittadini immigrati. Il confronto e il dialogo multiculturale e multidisciplinare, da sempre scelte distintive di Amsi, Uniti per Unire e Umem, congiuntamente allo sviluppo di tutti i canali moderni di aggiornamento professionale (telemedicina, gemellaggi, stages e altre iniziative), arricchiscono i contenuti scientifici e propongono un modello di collaborazione veramente innovativo. oltre a combattere”, conclude Aodi, “il mercato degli esseri umani e i casi di  violenza contro donne e bambini durante i ‘viaggi della speranza’ che affrontano gli immigrati”.